Le 11 compagnie petrolifere più attente all’ambiente. Europa vince su Usa

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(Lifegate.it) – Le grandi compagnie petrolifere europee e americane stanno cercando di ridurre l’impatto sull’ambiente. Ma siamo solo all’inizio di un percorso ancora molto lungo

Le compagnie petrolifere e del gas europee investono più delle competitor americane in fonti di energia pulita e sono più attente sul tema delle emissioni di gas serra. È il risultato dell’indagine redatta da Carbon Disclosure Project (CDP) – un’organizzazione britannica che si occupa di valutare l’impatto ambientale di aziende, città e stati per tradurle in informazioni da spendere nei mercati finanziari. Lo studio è stato condotto sulle 11 più grandi compagnie petrolifere e del gas del mondo per vedere quanto stiano investendo nelle fonti rinnovabili e rendendo più sostenibili le loro attività.

L’Europa meglio del Nord America

L’indagine di CDP posiziona la norvegese Statoil, l’italiana Eni e la francese Total nelle prime posizioni. Di contro, le americane ExxonMobil e Chevron, insieme alla canadese Suncor sono risultate le peggiori in termini di sostenibilità. Non classificate la Saudi Aramco, la Rosneft russa e la PetroChina che si sono rifiutate di mettere a disposizione dei ricercatori i loro dati.

Le aziende sono state valutate sulla base di diversi criteri, tra cui le emissioni di gas serra e il loro asset-mix che è stato determinato dagli idrocarburi che estraggono e dai metodi utilizzati. Nell’analisi sono stati valutati anche gli obiettivi legati al clima, come ad esempio gli investimenti in energie rinnovabili e in altre forme di energia a basse emissioni di carbonio, l’impiego d’acqua, l’efficienza delle loro operazioni oltre agli sforzi per catturare e utilizzare il metano e lo sfruttamento o meno del “flaring” ovvero del gas bruciato senza recupero di energia quando si estrae il petrolio.

Primi segnali positivi

Nonostante ci sia ancora molta, forse troppa strada da fare, l’indagine ha mostrato come tutte le aziende petrolifere e del gas analizzate abbiano ben chiara la necessità di investire in fonti alternative ai combustibili fossili e stiano lavorando per ridurre le emissioni generate dalle loro operazioni di estrazione e trasformazione.

“Su entrambi i lati dell’Atlantico, le big oil e del gas hanno la necessità di studiare il modo con cui inserirsi in un sistema energetico che realizzi gli obiettivi fissati a Parigi. – ha aggiunto Tarek Soliman, analista senior in CDP – La nostra ricerca mostra che le imprese europee si sono attivate di più nello sviluppo di strategie di transizione per il prossimo decennio, quando ci si aspetta un picco della domanda di petrolio, e stanno iniziando a implementarle. Ma, in generale, molto deve ancora essere fatto”.

L’inclinazione americana verso il petrolio

Il motivo del basso posizionamento delle compagnie petrolifere e del gas del Nord America va rintracciato soprattutto nella storia e nella collocazione geografica di queste aziende.

Se si guarda alla storia delle aziende del Nord America si osserva come molte aziende abbiano investito, fin dal loro avvio, su un combustibile fossile altamente critico come le sabbie bituminose e manchino di investimenti in gas convenzionale. Suncor, ad esempio, dal suo quartier generale a Montreal, ha avviato la sua prima operazione commerciale per sfruttare le sabbie bituminose canadesi nel 1960; viceversa la norvegese Statoil, che si colloca ai primi posti della classifica di CDP, si è focalizzata maggiormente sul gas convenzionale, meno inquinante, su cui ha investito anche in virtù del fatto di essere collocata in vicinanza ai giacimenti del Mare del Nord.

Le politiche europee spingono le compagnie petrolifere alla sostenibilità

Nel definire la classifica delle compagnie petrolifere spunta anche un’altra variabile: la politica. Non è un caso che le imprese “migliori” siano le europee dove la pressione da parte dei governi e degli attivisti per far sì che la loro attività diventi più pulita e vengano ridotte le emissioni è maggiore. Una continua sollecitazione che negli Stati Uniti non è mai riuscita a raggiungere i livelli europei e che, probabilmente, tenderà a diminuire ulteriormente nei prossimi anni sotto la presidenza di Donald Trump e di un Congresso dominato dai repubblicani

 

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